TAMPONI E INFERMIERI

Il tampone è atto sanitario, di seguito l'analisi dettagliata della norma affrontata da OPI Grosseto

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Tamponi e Infermieri

La domanda è: ma gli infermieri possono fare i tamponi per la ricerca di SARS-CoV-2? La risposta si trova su più riferimenti.

Riferimenti Normativi. Nel profilo professionale dell’infermiere del DM 739/94 di cui art. 1 si dispone che l’infermiere garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche tra cui rientrano le prestazioni tese a raccogliere materiale biologico. Nella recente Legge 24/17 (Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie), che mira proprio a favorire lo sviluppo di nuovi modelli organizzativi ed operativi che si traducono nella definizione e condivisione di progetti, percorsi e processi, tenuto conto delle evidenze scientifiche, metodologiche e clinico-assistenziali, e nella loro tracciabilità, a tutela e garanzia degli utenti e degli stessi professionisti.

Riferimenti Deontologici tra cui:
Art. 10 – Conoscenza, formazione e aggiornamento
L’Infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate dalla comunità scientifica e aggiorna le competenze attraverso lo studio e la ricerca, il pensiero critico, la riflessione fondata sull’esperienza e le buone pratiche, al fine di garantire la qualità e la sicurezza delle attività.
e Art. 13 – Agire competente, consulenza e condivisione delle informazioni
L’Infermiere agisce sulla base del proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, alla consulenza e all’intervento di infermieri esperti o specialisti.

Riferimenti formativi: Ogni professionista, tra cui l’infermiere, agisce sulla base di ciò che ha appreso nella formazione universitaria e nella formazione continua in itinere.
A tal proposito ricordiamo che la Legge riconosce l’agito di ogni professione sul combinato disposto del profilo professionale, del proprio codice deontologico e della formazione base e post base.

Riferimenti dell’Istituto superiore di sanità ovvero le Raccomandazioni ad interim per il corretto prelievo, conservazione e analisi sul tampone rino/orofaringeo per la diagnosi di COVID-19, dove si specifica che “Il tampone rinofaringeo, richiede da parte di operatori sanitari una basilare conoscenza anatomica di questo distretto e della procedura per poter essere eseguito.
Il prelievo viene eseguito in pochi secondi e ha un’invasività minima, originando al più un impercettibile fastidio nel punto di contatto.
La semplicità del prelievo non significa però che possa essere eseguito da chiunque, ma da personale addestrato e specializzato che deve garantire la corretta esecuzione della procedura evitando sia la contaminazione del campione che la raccolta solo del tratto più esterno delle fosse nasali, procedura che inficerebbe il risultato del test molecolare”.

Riferimenti di pura logica e pragmatismo: gli infermieri da sempre operano procedure ben più invasive di questa. Basta ricordare l’inserimento di un Sondino naso gastrico che utilizza la stessa via anatomica e prosegue fino allo stomaco, di un catetere vescicale, del reperimento di un accesso venoso periferico ad uso centrale, del reperimento di arteria per emogas analisi etc etc. Ma nella logica è insito anche il numero di tamponi eseguiti ogni giorno che solo nella nostra Provincia sono centinaia. L’infermiere come professionista risponde del proprio operato ed in medicina il rischio zero non esiste. Questo vale sia nella procedura di un tampone rino/orofaringeo sia in qualsiasi altra procedura. Un caso di malpractice che ha risonanza pubblica è statisticamente del tutto atteso a fronte di decine di migliaia di tamponi eseguiti sul territorio nazionale ogni giorno.

Riferimenti di appropriatezza clinica organizzativa: tutta la letteratura nazionale ed internazionale ci dice che nella contestualizzazione delle procedure per l’esecuzione dei tamponi a livello locale è utile tenere in considerazione il quadro epidemiologico e le risorse umane e tecniche presenti.

Questo per dovere di chiarezza nei confronti dei cittadini e per smorzare allarmismi del tutto infondati o fraintendimenti. L’infermiere agisce su ciò che compete ovvero su ciò su cui ha competenza senza improvvisare niente. Dopodiché ci riserveremo di agire per vie legali in caso di dichiarazioni pubbliche del tutto inappropriate ed in contrasto con il dettato normativo e delle evidenze scientifiche.

 

Bibliografia

1. Gruppo di Lavoro ISS. Raccomandazioni per il corretto prelievo, conservazione e analisi sul tampone oro/rino – faringeo per la diagnosi di COVID-19. Roma; 2020.

2. Ministero della Salute. Circolare – Aggiornamento delle indicazioni sui test diagnostici e sui criteri da adottare nella determinazione delle priorità del 3 aprile 2020.

3. European Union. COVID-19 EU recommendations for testing strategies. 2020.

4. De Virgilio A, Costantino A, Mercante G, Spriano G. How to increase the SARS-CoV-2 detection rate through the nasopharyngeal swab? Oral Oncol. 2020 May 14;Online ahead of print.

5. Karligkiotis A, Arosio A, Castelnuovo P. How to Obtain a Nasopharyngeal Swab Specimen. N Engl J Med. 2020 May 29; 382.

6. Liu T, Li N, Dong N. How to Obtain a Nasopharyngeal Swab Specimen. N Engl J Med. 2020 May 29;382.

7. Schub T, Woten M, Pravikoff D. Nursing Reference Center Specimen Collection: Performing — Oropharyngeal (Throat) Swabbing. 2020.

(approfondimento a cura di OPI Grosseto)