ACCESSO A NUMERO PROGRAMMATO ALLA LAUREA IN INFERMIERISTICA

No a soluzioni “reattive” nell’affrontare il complesso problema delle dotazioni infermieristiche in RSA

| Infermiere | politica

Sorprendono le affermazione del Direttore di SPES – Italo Monfredini – apparse su L’Adige in data 27 agosto 2021 in merito alla grave carenza di infermieri in RSA: “… intendiamo fare un’azione per sollevare la questione dei numeri per l’accesso al corso di laurea in infermieristica. Il numero chiuso è anacronistico e direi semplicemente idiota”.

Pur comprendendo la difficoltà cronica di reclutamento e trattenimento di infermieri nelle RSA, ulteriormente acuita dall’emergenza CoViD-19, sorprendono le affermazione del Direttore che evidentemente non considerano la complessità del problema, banalizzandolo come risolvibile con un’unica soluzione, peraltro priva di una valutazione di efficacia e delle condizioni necessarie per agirla. Parlare di abolizione tout court dell’accesso programmato al Corso di laurea in Infermieristica, senza un’accurata analisi del contesto e delle relative variabili, è un clamoroso errore di metodo nonché una dichiarazione propagandistica, che sposta l’attenzione su false soluzioni anziché affrontare in modo sistematico e con tutte le parti coinvolte un problema che richiede una pluralità di strategie.

Ciò premesso, l’ampliamento dei numeri in ingresso al Corso di laurea in infermieristica deve essere coerente al fabbisogno di infermieri, calcolato attraverso un metodo adottato a livello europeo e approvato annualmente a livello nazionale. Si evidenzia che in Trentino il rapporto infermieri/popolazione è di 7,8 su mille abitanti. Un rapporto al di sopra della media nazionale, ma inferiore a quella europea. Come Ordine siamo aperti e sosteniamo un progressivo aumento dei posti disponibili anche per fronteggiare l’evoluzione dei bisogni assistenziali e supportare modelli professionali innovativi in coerenza al maggiore livello di competenze e autonomia acquisito dall’infermiere. Tuttavia, l’aumento dei numeri in ingresso richiede che si realizzino le seguenti condizioni imprescindibili per mantenere la qualità didattica al fine di garantire la migliore assistenza e la massima tutela della salute dei cittadini:
– maggiori investimenti per il potenziamento delle infrastrutture: aule, laboratori, centro simulazione;
– potenziamento e valorizzazione dei docenti, coordinatori, tutor, supervisori di tirocinio;
– ampliamento della capacità di accoglienza degli studenti in tirocinio nei servizi accreditati e in affiancamento agli infermieri.

In merito alla difficoltà di reclutamento e trattenimento degli infermieri è necessaria una revisione e innovazione del sistema delle RSA in Trentino, che tenga conto dei bisogni sanitari sempre più complessi degli ospiti e dell’evoluzione dell’autonomia e responsabilità degli infermieri. Come già affermato in molte precedenti posizioni, la strategia è quella di analizzare e affrontare la problematica con varie sfaccettature e metodi:
– investire sull’attrattività dell’assistenza all’anziano in RSA;
– garantire le condizioni affinché gli infermieri possano agire appieno la loro professionalità;
– garantire dotazioni di infermieri adeguate alla complessità assistenziale degli ospiti;
valorizzare le competenze infermieristiche attraverso percorsi di crescita e carriera riconosciuti sia dal punto di vista giuridico che economico. Prevedere anche posizioni di direzione infermieristica in staff;
– analizzare il target di reclutamento: neo laureati o infermieri con expertise? A livello italiano e europeo i neolaureati sono attratti da contesti protetti e dinamici, pertanto forse, la politica di reclutamento dovrebbe orientarsi su infermieri esperti in mobilità garantendo parità di condizioni contrattuali. La complessità e tipologia di assistenza dei residenti in RSA richiedono competenze esperte e una maturità professionale oltre che personale;
tirocini in RSA e cure primarie. E’ noto all’Ordine, da report e confronti, che il Corso di Laurea in infermieristica di Trento è stato uno dei primi a livello nazionale ad attivare (da quasi 20 anni) tirocini in RSA e cure domiciliari. Tuttora è una delle poche sedi con una approccio non ospedaliero-centrico e orientato alla cronicità sia nella formazione di base che in quella post-lauream.

Nel mese di giugno si è tenuto un incontro che ha portato alla nascita di un tavolo di lavoro che vede protagonisti gli infermieri con il coinvolgimento dell’Ordine e di rappresentanti della Provincia, di APSS, di UPIPA e Consolida. L’obiettivo è quello di guardare al futuro cercando di affrontare concretamente e in modo condiviso i problemi che oggi ci sono e allo stesso tempo prevenirne di nuovi, evitando di cadere in soluzioni reattive che contribuiscono ad allarmare la cittadinanza anziché orientare a risolvere in modo integrato e sistemico il problema.