MODELLI PROPOSTI PER LA CONTINUITÀ ASSISTENZIALE

Gli infermieri chiedono di fare gli infermieri e non accettano di effettuare compensazioni improprie rischiose per la sicurezza delle cure

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Ancora una volta apprendiamo direttamente dalla stampa della decisione della Giunta provinciale di istituire un nuovo modello organizzativo di gestione della continuità assistenziale sul territorio che coinvolge in prima persona gli infermieri. Un progetto che vorrebbe dare risposta ai cittadini dei comuni di Bezzecca, Pieve Tesino e Baselga di Pinè, dove i medici di continuità assistenziale non operano dal 2016. Un progetto che, a nostro avviso, nasce male perché assolutamente non condiviso con gli Ordini professionali, distante dal modello di integrazione inter-professionale e di presa in carico più volte da noi ribadito, soprattutto rischioso per cittadini e professionisti.

L’idea della Giunta è quella di istituire degli ambulatori infermieristici nei giorni festivi e prefestivi nei comuni citati ad “integrazione per il medico di continuità assistenziale”. Per la copertura di tali ambulatori l’APSS ha aperto un bando tra i propri dipendenti, senza prevedere alcun requisito di competenza specifico. Inoltre gli infermieri della RSA di Pieve Tesino in turno di notte, da febbraio saranno punto di riferimento della comunità per interventi di primo soccorso.

Ora, di fronte ad un modello così innovativo e impattante per la cittadinanza, l’OPI di Trento ha da esprimere alcune considerazioni:

– in primis riteniamo che il metodo con il quale si è proceduto sia del tutto scorretto. Implementare un nuovo modello che coinvolge gli infermieri senza aprire un tavolo di confronto con l’Ordine professionale di riferimento e gli altri attori coinvolti, a fronte di una piena disponibilità da noi più volte ribadita all’assessorato, lo troviamo uno sgarbo irrispettoso innanzitutto nei confronti dei cittadini; forse ci si dimentica, che l’Ordine è Ente sussidiario dello Stato;

– un ambulatorio che viene presentato come “integrazione per il medico di continuità assistenziale”, in realtà sembra rappresentare, nelle intenzioni della Giunta, una misura compensativa alla carenza di guardie mediche (integrazione con chi, se lì medici di continuità assistenziale non ce ne sono?!). Le aspettative che verranno a ingenerarsi nella popolazione con questo tipo di offerta, spacciata subito dai media come sostitutiva – “infermieri al posto dei medici di guardia” – rischieranno di essere deluse, perché l’infermiere potrà eventualmente solo indirizzare i cittadini, ma non potrà sostituire il medico nella diagnosi e nella prescrizione terapeutica. Gli infermieri vogliono fare gli infermieri ed essere messi nelle condizioni di poter agire nelle migliori condizioni la propria professionalità nell’esclusivo interesse del cittadino in sinergia con gli altri professionisti sanitari e richiedono che siano riconosciute le competenze esperte e specialistiche acquisite all’interno di posizioni formalmente istituite. Come i medici anche gli infermieri possiedono competenze esperte e specialistiche che derivano da percorsi universitari post – lauream, formazione continua ed esperienza acquisita sul campo. Il criterio competenza deve essere un criterio irrinunciabile nelle progettualità a tutela del cittadino e della dignità dei professionisti;

– il bando di reclutamento degli infermieri dell’APSS non prevede criteri di competenza (titoli e expertise maturata sul campo), che sarebbero invece necessari in ambito di triage, per poter discernere in sicurezza i pazienti da inviare urgentemente in pronto soccorso, rispetto a quelli che potranno attendere il lunedì per recarsi dal proprio medico di medicina generale. Un compito di estrema responsabilità per i professionisti, per il quale serve una specifica preparazione e assunzione di responsabilità;

– da tempo il nostro Ordine si sta occupando delle condizioni lavorative degli infermieri di RSA, chiedendo che vengano garantite le dotazioni organiche che permettano un adeguato rapporto infermiere/ospiti per poterli assistere in sicurezza oltre ad una valorizzazione delle competenze. Invece di garantire quanto da noi chiesto, la Giunta decide di aggiungere un’ulteriore attività all’infermiere in turno di notte in RSA, un’attività completamente diversa e imprevedibile rispetto a quelle che quotidianamente gli infermieri di RSA prestano, con rischi per la sicurezza di professionisti e cittadini;

– infine, se questo progetto nasce per dare risposta alla carenza di medici e in particolare di medici di continuità assistenziale, ci teniamo a far notare che la professione infermieristica non se la passa molto meglio e anche la carenza negli organici di infermieri è un problema per il nostro Paese. Gli infermieri sono una risorsa preziosa, bisogna cambiare rotta, avviare una nuova e vera politica di gestione del personale che si impegni ad una programmazione delle assunzioni in relazione ai fabbisogni, a motivare e valorizzare gli infermieri e a riconoscere gli elevati livelli di qualificazione attraverso la creazione di posizioni per lo sviluppo di carriera in ambito clinico, formativo e organizzativo.

Sono argomenti che l’Ordine ha più volte sottolineato e sconcerta il fatto che non sia stato da subito coinvolto assieme agli altri attori in un progetto così importante per i cittadini, la professione e il sistema sanitario provinciale.

Per tali ragioni chiediamo che tali progetti vengano messi in stand by, in attesa di un incontro urgente con l’assessora Segnana dove poter dirimere dubbi e contribuire alla ridefinizione del progetto.

A nome del Consiglio Direttivo dell’OPI di Trento
Il Presidente Daniel Pedrotti